Home Page - Contatti www.AltaVetta.it - Copyright Marley’s World 2005/2011 I RIFUGI Aperture stagionali RIFUGI C.A.I. Tariffario 2011 RIFUGI ON-LINE I Rifugi delle Dolomiti nel web LE DOLOMITI L’inizio era il mare LE DOLOMITI Patrimonio UNESCO IL C.A.I. Statuto, regolamento, storia LE FERRATE Le top-class delle Dolomiti LAGHI DI MONTAGNA Perle dolomitiche CARTOGRAFIA Le mappe delle Dolomiti     I RIFUGI  -  I SENTIERI  -  LE ALTE VIE  -  TIPOLOGIE DI SENTIERO  -  LA SEGNALETICA  -  LA SICUREZZA  -  LA GRANDE GUERRA  -  DOLOMITI PARKS Ph. Renato Buodo Con il termine “Dolomiti” oggi si intende un’entità geografico-turistica delimitata a nord dalla Val Pusteria e dal fiume  Rienza, a est e a sud della Valle del Piave, a sud dalla Val Cismon e quella di Fiemme, a ovest dalla Valle dell’Inarco e  dalla Val d’Adige. A questa si aggiunge la zona delle Dolomiti di Brenta, cui fanno da corollario le Valli Giudicarie e la  Val di Non. E’ il geologo Dèodat de Dolomieu (1750-1801) che si attribuisce la scoperta del minerale che forma la  roccia detta dolomia, anche se il nome venne scelto proprio in onore del collega, dal chimico svizzero Nicholas-  Thèodore de Saussure, figlio di uno dei primi scalatori del Monte Bianco. A determinare la peculiarità del paesaggio  dolomitico fu l’alternarsi della formazione di rocce sedimentali calcaree con quella di rocce eruttive, modellate dai  fenomeni tettonici, chimici, fisici e biologici del Triassico e la successiva orogenesi, ovvero l’innalzamento delle rocce  50 milioni di anni fa. Questa è l’origine degli imponenti massicci scuri e tondeggianti, nonché delle famose torri e  cattedrali di roccia bianco-rosata che si ammirano oggi. Il primo capitolo della storia delle Dolomiti inizia 240 milioni di anni fa, nel Triassico, quando si formò la grande  maggioranza delle rocce sedimentarie di dolomia nei fondali nel grande golfo del mare della Tetide. Lo zoccolo duro  più antico della stratigrafia delle rocce dolomitiche è il basamento metamorfico che affiora in Val Gardena, Val Badia e  nell’Agordino. Tra i molti strati successivi, le formazioni principali sono il conglomerato basale, presente nelle Dolomiti  di Sesto e la Val Gardena, il piastrone porfirico della Val d’Ega, le arenarie della Val Gardenia, la formazione di Werfen  nell’Alpe di Siusi, Longiarù e Val di Fassa, la dolomia del Serala in Alto Cordevole, Valle del Boite e Valle Zoldana, la  formazione di Livinallongo, la dolomia dello Sciliar, il calcare della Marmolada, gli strati di La Valle, il tenero Raibliano  nella Caloria, e la dolomia principale, che raggiunge i mille metri di spessore ed è la materia prima delle Dolomiti più  celebri. Importanti strati più recenti sono le marne del Puez (Cretaceo inferiore, 140 milioni di anni fa) in pratica le  Dolomiti più giovani. La linea di costa dell’antico mare correva approssimativamente fra Trento e Bolzano, ma, come la  profondità, era molto variabile. Pare che l’ambiente, nel Triassico, fosse simile a quello di un mare tropicale, con  isolette e scogliere circondate da bacini profondi anche mille metri. La crescita delle scogliere era dovuta ad alghe e  coralli che producevano carbonato di calcio. Latemar, Sassolungo, Pale di San Martino, Dolomiti di Sesto e una parte  del Monte Civetta erano appunto scogliere. Le montagne di Cortina (Tofane, Cristallo, Tre Cime di Lavaredo) sono  invece frutto di sottili strati di rocce sovrappostisi in seguito alle variazioni del livello del mare, che si differenziava da  quello attuale di poche centinaia di metri. La deposizione di strati, durata circa undici milioni di anni, ebbe però effetti  così vistosi grazie alla subsidenza continua della crosta terrestre. L’azione di sedimentazione dei fondali continuò per  150 milioni di anni, e infine, 50 milioni di anni fa, nell’Eocene, le montagne si innalzarono fino a 3000 metri e oltre in  seguito ai movimenti delle placche continentali. L’emersione del mare risale però a soli 10-20 milioni di anni fa, mentre l’aspetto attuale è il risultato di azioni di forze operanti per altri milioni di anni.   Le glaciazioni, l’ultima quella di Wurm di 10.000 anni fa, e in modo particolare l’erosione degli agenti atmosferici. Le  stesse pianure venete alla base delle Dolomiti sono frutto dell’erosione che ancora oggi bilancia, e addirittura supera,  l’innalzamento di 1mm l’anno le montagne. LA GEOLOGIA:   Le Dolomiti, dal paesaggio così affascinante, sono costituite in gran parte da rocce triassiche. I sedimenti più antichi,  conglomerati di quarzo del Permiano, si riscontrano nella zona di Auronzo, Pieve di Cadore e a sud del Passo  Falzarego. Tali prodotti di erosione stanno a mezza via tra l’assai diffusa fillade quarzifera di Bressanone e le vulcaniti  del porfido quarzifero di Bolzano. La placca di porfido quarzifero di Bolzano è costituita da possenti sedimenti formati  dalle nuvole incandescenti di lava viscosa e ricca di gas, che raggiungono i 2000m. Con il deposito dei conglomerati di  base ha inizio la storia dei processi di sedimentazione che hanno dato luogo alle Dolomiti. Allo stato di porfido  quarzifero segue, come prodotto di erosione, l’arenaria della Val Gardena, che fu depositata in condizioni tipiche  dell’ambiente desertico, come testimoniano resti vegetali e orme di animali. Nelle sue parti più recenti si nota l’influsso del caldo mare della Teide, che da est a ovest avanzava invadendo la terra ferma. Seguono gli strati di Bellerophon, i  quali si formarono in lagune che per certi periodo rimasero isolate dal mare aperto. A dare il nome a questa serie  sedimentaria sono i caratteristici gasteropodi fossili “Bellerophon”. Al passaggio dal Permiano al Triassico la  circolazione dell’acqua migliorò e si instaurarono condizioni puramente marine. Negli strati di Werfen si nota un  alternarsi di depositi di carbonati e sedimenti influenzati dalla terraferma, come arenarie e scisti argillosi.  L’inconfondibile impronta delle Dolomiti è costituita dal contrasto tra le possenti rocce di scogliera e i bacini colmati  dalle rocce vulcaniche. Nel calore dell’acqua marina sulle scogliere proliferavano coralli, alghe calcaree e spugne, che  costituiscono le imponenti masse di rocce di scogliera del Gruppo del Sella, le montagne attorno al Passo Falzarego,  Complico, Marmolada e Sciliar. Le Dolomiti occidentali sono caratterizzate dalla Dolomia dello Sciliar, Triassico Medio,  che spicca per la pendenza delle pareti come la parete rossa sul Catinaccio e sul Sassolungo. Nella Marmolada e nel  territorio del Latemar compaiono rocce di scogliera calcaree che hanno però la stessa età. Nelle propaggini vicine  delle scogliere si verificò una concatenazione con i sedimenti limitrofi. A partire da Dèodat de Dolomieu, generazione  di geologi hanno contribuito a far luce sull’evoluzione geologica delle Dolomiti, e ci sono, ancora tutt’oggi, cose  interessanti e considerazioni da scoprire. Dal punto di vista della storia dell’alpinismo, le Dolomiti sono state scoperte  assai tardi. Il Monte Bianco, il tetto delle Alpi, era già stato conquistato nel 1786, quando venivano battezzate le  montagne tra l’Inarco e il Piave e, ironia della sorte, prendevano il nome da un nobile latifondista francese, Dèodat  Gratet de Dolomieu (1750-1801). Esse divennero note ad un pubblico più vasto grazie ai resoconti di viaggio illustrati  dei due inglesi Churchill e Gilbert e non a caso la prima grande vetta dolomitica fu conquistata da un britannico. John  Ball, nientedimeno che il presidente dell’Alpine Club, il 19 settembre 1857 raggiunse la vetta del Monte Pelmo. Il  grande pioniere delle Dolomiti fu però un viennese, Paul Grohmann, che negli anni Sessanta del XIX secolo riuscì a  conquistare per la prima volta numerose cime, anche nelle Dolomiti di Sesto come Cima Grande di Lavaredo, Punta  dei Tre Scarperi. Anche Paul Zsigmondy, un celebre alpinista di Vienna che era solito muoversi senza l’aiuto della  guida, girò molto per le Dolomiti di Sesto. DOLOMITI METEO Il meteo dolomitico DOLOMITI LINK Le Dolomiti nel web IL SOCCORSO ALPINO Gli Enti presposti